La Regione Toscana si è fatta fautrice della promozione di un Sistema di Formazione Integrato con l’obiettivo di realizzare l’ideale di un’educazione che “dura tutto l’arco della vita”, capace di integrare sia le strategie di educazione professionalizzanti, sia le strategie di educazione - “formali” e “non formali”, orientate allo sviluppo e alla crescita della persona e del cittadino in quanto tali. Questa politica della formazione, che nasce dalla consapevolezza della necessità di costruire una “società della conoscenza”, strutturata attorno alle grandi sfide poste dalla mondializzazione, dall’accelerazione dei contributi delle scienze e delle tecnologie, dell’informazione, muove da una prospettiva educativa che vuole essere in consonanza con la mutevolezza delle nuove tecnologie e dei nuovi saperi. La scelta legislativa della Regione Toscana si è inserita nel dibattito europeo sulla costruzione della società della conoscenza ed ha individuato, come strumento necessario per raggiungerla, l’apprendimento per tutta la vita: lifelong learning. È importante considerare come nel concetto di società della conoscenza siano integrate esigenze che, normalmente, fino ad oggi, sono state realizzate attraverso percorsi separati: le esigenze dello sviluppo economico e le esigenze dell’acquisizione di conoscenze e competenze. Quello che caratterizza questa nuova concezione della costruzione del futuro è che i processi messi in moto per raggiungere l’obiettivo dello sviluppo in realtà determinano risultati utili alla organizzazione anche di una società più coesa, consapevole ed evoluta. In effetti, se ogni sviluppo economico trova nelle capacità innovative la possibilità di affermazione e se le capacità innovative nascono da una continua ed ampia formazione che superi i tradizionali momenti temporali dell’istruzione, per considerare invece tutto l’arco della vita, allora, attraverso la formazione, non si raggiunge solo l’obiettivo dello sviluppo ma si trasferiscono anche strumenti di conoscenza che aumentano la consapevolezza del diritto individuale a vivere una cittadinanza attiva, informata, consapevole.
Prima dell’emanazione della legge regionale n.32/2002, “Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione e lavoro”, gli strumenti di programmazione in ordine a tali materie erano molteplici. La legge regionale n.32/2002 attribuisce a un unico documento programmatorio integrato e intersettoriale la definizione delle strategie regionali, attraverso l’individuazione degli obiettivi, delle priorità, delle risorse necessarie e degli atti di programmazione regionale, in connessione con la normativa regionale di riferimento: Orientamento, Educazione, Istruzione, Formazione, Lavoro.
Si tratta di una innovazione normativa rilevante, che presenta una serie d’importanti modalità della gestione delle politiche poste in essere dalla Regione Toscana, nell’ambito degli interventi in oggetto. Il Piano di Indirizzo Generale Integrato riassume gli indirizzi di programmazione precedentemente definiti in ambiti separati, nella logica dell’integrazione dei sistemi e dei settori di interventi, in modo da creare un sistema in grado di offrire ai cittadini la possibilità di costruire il proprio percorso formativo e professionale attraverso l’accesso ai servizi gestiti e promossi dai vari soggetti pubblici che si occupano di educazione-formazione.
La legge regionale n. 32/2002 prevede, all’art. 2 che l’insieme organico degli interventi delle politiche integrate dell’educazione, dell’istruzione, dell’orientamento e della formazione sia specificamente rivolto alla progressiva costruzione di un sistema integrato regionale per il diritto all’apprendimento.
Il regolamento di esecuzione della legge regionale 32/2002 all’art. 5, comma 1, prevede che il sistema integrato per il diritto all’apprendimento sia costituito dall’insieme dei soggetti pubblici che programmano e curano la realizzazione delle azioni e degli interventi regionali e locali volti alla promozione delle attività previste dalla legge e che al sistema integrato partecipino anche soggetti privati nelle forme e con le modalità previste dalla legge stessa.
In attuazione di quanto previsto dall’art. 29 della legge 32/2002, il Piano Generale di Indirizzo Integrato delinea l’architettura del sistema regionale dell’educazione, istruzione, orientamento, formazione e politiche del lavoro. Le indicazioni del Piano intendono tenere insieme i diversi sistemi di istruzione e formazione ed integrare tra loro i processi formali e quelli non formali di formazione.
A - Ambito regionale
La Regione Toscana al fine di contribuire allo sviluppo del sistema integrato per il diritto all’apprendimento sviluppa proprie specifiche azioni progettuali volte a promuovere la ricerca e l’individuazione delle valenze educative dei diversi saperi, della trasversalità dei loro contenuti, al fine di una azione di promozione e valorizzazione dell’innovazione nelle diverse aree d’intervento del sistema integrato per l’apprendimento. La Regione supporta i processi organizzativi a livello provinciale e locale, attraverso atti programmatori per definire:
B - Ambito provinciale
Le Province hanno la funzione di:
PROVINCE: adottano un Piano Di Indirizzo Integrato Provinciale:
Il Piano contiene le linee strategiche di intervento di area:
Le Province, per la programmazione locale dell’offerta integrata d’educazione, istruzione, nonché di specifici settori come attività formative e d’orientamento, assumono come ambito territoriale di riferimento, le Zone Socio Sanitarie così come definite dalla legge regionale n. 72 del 1997 e successive modifiche della legge regionale n. 41 del 2005 e dalla legge regionale n. 22 del 2000 e successive modifiche della legge regionale n. 40 del 2005.
La Zona Socio-Sanitaria è l’ambito territoriale entro il quale i Comuni sono chiamati dalle normative regionali, a gestire in forma associata i Servizi Socio-Assistenziali e, in collaborazione con la USL, i Servizi Socio-Sanitari.
La gestione associata favorisce l’efficacia degli interventi sul territorio, l’integrazione socio-sanitaria e l’utilizzo ottimale delle risorse trasferite da Regione e Stato per i servizi alla persona ai singoli comuni.
Le Province inoltre, svolgono le funzioni di coordinamento degli apporti programmatori e stabiliscono con i Comuni, in conformità ad una specifica intesa istituzionale fra Anci ( Associazione Nazionale Comuni d’Italia), Urpt ( Unione Regionale delle Provincie) e Uncem ( Unione Nazionale Comunità Enti Montani), le modalità di svolgimento del processo di concertazione tra i soggetti istituzionali, associativi e privati operanti nel territorio.
Province e Comuni stabiliscono le modalità per lo sviluppo dell’integrazione a livello provinciale delle aree di rispettiva competenza. L’intesa è stata firmata il 17 maggio 2004 ed è esecutiva.
C - Ambito comunale
La sede privilegiata della programmazione concertata è quella zonale, D.lgs n.112 del marzo 1998. La concertazione e la cooperazione a livello zonale si sviluppano in un contesto di libera adesione e volontarietà, fra soggetti dotati d’autonomia e di competenze proprie, con l’obiettivo di rafforzare gli elementi d’integrazione. È possibile in tal modo valorizzare le esperienze, le progettualità e le buone prassi realizzate dai diversi soggetti e dalle diverse unità territoriali e implementare l’efficacia degli interventi attraverso la messa in comune di risorse umane, finanziarie ed organizzative.
La Zona Socio-sanitaria Aretina è costituita dai Comuni di Arezzo, Capolona, Castiglion Fibocchi, Civitella in Val di Chiana, Monte San Savino e Subbiano.
La Zona svolge le proprie funzioni attraverso un organo politico ed un organo tecnico.
L’organo politico - deputato alla pianificazione e alla programmazione dei servizi e degli interventi in ambito zonale - è costituito dalla Conferenza dei Sindaci.
Il Comune di Arezzo ha il ruolo di Comune capofila e il Sindaco, o suo delegato, riveste il ruolo di Presidente della Conferenza dei Sindaci.
Per la programmazione degli interventi i Sindaci si avvalgono del contributo dei soggetti della società civile, del Terzo settore, delle associazioni di categoria, dei sindacati, rappresentati nel Tavolo di Concertazione.
L’organo tecnico - chiamato alla elaborazione e alla proposta del Piano Sociale Zonale e all’organizzazione della gestione dei servizi - è rappresentato dalla Segreteria Tecnica di Zona, costituita da tutti i Responsabili dei Servizi Sociali dei singoli Comuni, della Provincia di Arezzo e della Zona Aretina della USL 8.
Per lo svolgimento delle funzioni attribuite dalla L.R. del 3 gennaio 2005 n.5 e per tutte le funzioni di cui alla L.R. del 26 luglio 2002 n. 32 “Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro” e successive modifiche, l’Articolazione Zonale della Conferenza dei Sindaci di Arezzo ha istituito, con delibera n.15 del 16 giugno 2005, la Conferenza Zonale Aretina per l’Istruzione.
I Comuni, ferme restando le competenze di cui all’articolo 30 della l. r. 32/2002, organizzano il sistema locale d’educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli adulti mediante accordi e intese di rete tra i soggetti pubblici e privati promotori delle iniziative, e stabiliscono le procedure d’adesione alle reti e di promozione e sviluppo delle attività
Le Province svolgono le funzioni di programmazione e di coordinamento intermedio per le azioni di sviluppo del sistema d’educazione non formale degli adolescenti, dei giovani e degli adulti di cui all’articolo 29, comma due della lr. 32/2002.
La Regione, attraverso gli atti della programmazione, definisce:
Per attività del sistema dell’Educazione non formale degli adolescenti dei giovani e degli adulti s’intendono gli interventi di carattere informativo, documentale, formativo, consulenziale ricreativo e del tempo libero, finalizzati a fornire alla popolazione, su base permanente, le più ampie opportunità di apprendimento individuale nell’intento di migliorare conoscenze, specializzazioni e competenze idonee a supportare la realizzazione di percorsi personali di apprendimento e di educazione complementari ed integrativi dei momenti formali d’istruzione e formazione. Sono specificatamente rivolte agli adulti:
Le attività corsuali e seminariali rivolte agli adulti sono attività educative a carattere non formale, circoscritte nel tempo, rivolte a gruppi o a pubblici non necessariamente definiti, programmate e gestite da soggetti pubblici o privati, organizzate su una vasta gamma di temi, interessi o problemi che rispondano a bisogni informativi/formativi espressi dalla popolazione adulta di un territorio o promossi in conformità a ricerche relative ai livelli e ai bisogni di informazione/formazione dei cittadini adulti di un determinato territorio. Il circolo di studio costituisce un sistema formativo volto, principalmente, a favorire l'offerta di opportunità educative per piccoli gruppi, tendenzialmente autogestiti. L’idea è di attivare risorse finanziarie esclusivamente in risposta ad una domanda espressa da gruppi di cittadini che sentono la necessità di aumentare le loro conoscenze organizzandosi un percorso legato all’autoformazione anche se può prevedere, una limitata assistenza da parte di esperti. I vantaggi che assicura tale sistema sono, principalmente, da rilevarsi nella capacità di far emergere istanze formative non preventivamente individuate da istituzioni preposte all’apprendimento, ma nate nel momento stesso in cui gruppi di persone ne sentono la necessità e per questo molto più efficaci. L’agilità del sistema, basato su cicli temporali ristretti e su una relativa sburocratizzazione delle procedure, assicura il continuo ricambio della domanda.
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